
La vita in montagna tra passato e futuro
In Italia lo spopolamento delle Alpi è iniziato verso la fine del XIX secolo quando l’evoluzione economica delle zone di pianura ha attratto le popolazioni montane in queste zone. L’attività agricola di montagna ha avuto da sempre una grande importanza per il sostentamento delle popolazioni locali, purtroppo il sistema spesso non garantiva il necessario sostentamento delle popolazioni, che a ondate si sono spostate verso terre più o meno lontane.
A partire dagli anni Cinquanta, il declino dell’agricoltura e di tutto il settore primario è stato costante a favore dei settori secondario e terziario; questo fenomeno inevitabile ha attirato verso la città le nuove generazioni di popolazione rurale provocando uno spopolamento delle valli e un abbandono delle principali attività agricole e forestali. L’introduzione dei macchinari nell’agricoltura delle pianure ha cominciato a fare concorrenza a quella delle montagne, dove invece la brevità della stagione calda e la coltivazione obbligatoriamente manuale hanno sempre imposto ritmi di lavoro ossessivi e minore resa del terreno.
All’incertezza e precarietà del reddito si contrapponeva la sicurezza del lavoro dipendente nelle fabbriche della pianura. Lo spopolamento montano è quindi la conseguenza del passaggio dall’economia di sussistenza a quella di mercato.
Valorizzare le aree montane, come?
Già negli anni ’20 fu promossa la prima inchiesta sullo spopolamento montano, a seguito dell’allarme lanciato dagli amministratori locali e dagli studiosi su quanto stava avvenendo nelle vallate alpine e per i problemi che l’inarrestabile emorragia di uomini faceva prevedere. Purtroppo però è mancata una chiara consapevolezza dei numerosi risvolti problematici, così che l’attenzione fattiva per farvi fronte, spesso ha lasciato il posto a vuota retorica o ad un susseguirsi di interventi parziali, dettati ora da interessi politici, ora da logiche economiche, ora da intenti ecologici, ma quasi mai frutto di un’azione mirata a favorire lo sviluppo e la tutela di un ambiente e dei suoi attori, nel rispetto della storia e cultura delle popolazioni alpine.
Oggi più che mai è necessario intervenire in modo integrato, prestando attenzione a chi ha saputo abitare la montagna. In questo senso un ruolo importante è costituto dalle istituzioni politiche, che hanno oggi il compito gravoso di creare le opportunità perché la gente di montagna rimanga in quota, ridando a queste aree, troppo a lungo trascurate dai poteri centrali, potere decisionale e autonomia finanziaria e garantendo loro specificità ambientali e culturali.
Il Disegno Di Legge sulla Montagna.
A giugno 2021 è stato istituito dall’allora Ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini il Tavolo Tecnico Scientifico Nazionale della Montagna, del quale ho avuto l’onore di essere coordinatore. Tra i compiti del Tavolo, c’era quello di elaborare il testo del nuovo Disegno di Legge della Montagna che è stato presentato alla Camera dei Deputati a maggio 2022 e il cui contenuto è ben illustrato nel volume “Nuove norme per le zone Montane, il DDL Montagna 2022” a cura di Francesco Cesare Palermo.
Tale disegno di legge è volto a valorizzare le specificità delle zone montane al fine di limitarne gli squilibri economici e sociali rispetto ai territori non montani, a favorire il ripopolamento, a garantire a coloro che vi risiedono l’effettivo esercizio dei diritti e l’accesso ai servizi pubblici essenziali, a promuovere l’agricoltura e la gestione forestale sostenibile, l’industria, il commercio, l’artigianato e il turismo e a tutelare e valorizzare il patrimonio culturale montano.
Il testo prevede che il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, attraverso la Strategia Nazionale per la Montagna Italiana (SNAMI), individui le linee strategiche per la crescita e lo sviluppo economico e sociale, l’accessibilità dei servizi essenziali e delle infrastrutture digitali, il godimento effettivo dei diritti fondamentali della persona nei territori montani.
Il disegno di legge interviene, in modo particolare, attraverso lo sviluppo dei seguenti punti:
- sanità di montagna;
- scuole di montagna;
- servizi di telefonia mobile e accesso a internet;
- incentivi agli imprenditori agricoli e forestali;
- misure fiscali di favore per le imprese montane “giovani”;