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IL CASO CISSVA E LA TUTELA DEL PATRIMONIO AGROALIMENTARE LOCALE.

Il passato.

In Valle Camonica, ogni anno si producono circa 30 milioni di litri di latte, di cui un terzo viene lavorato dalla CISSVA, società fondata nel 1982 e celebre per la produzione della formaggella Rosa Camuna, distribuita in tutte le catene alimentari del Nord Italia. La CISSVA, acronimo di Caseificio Sociale di Vallecamonica e Sebino, rappresenta una realtà storica che coordina le aziende del settore lattiero-caseario della Vallecamonica e del Lago d’Iseo, rivestendo un ruolo chiave nel rilancio del settore agroalimentare camuno.

Tuttavia oggi la CISSVA sta affrontando una sfida significativa a seguito dell’iniziativa della Comunità Montana e del Bim di uscire dalla Società e di avviare un nuovo caseificio a Esine. Per questo progetto è stato stanziato un milione e mezzo di euro, con l’assegnazione del bando ad Agricoltura Etica nella Valle dei Segni, società che, tuttavia, non ha ancora iniziato i lavori.

Questa ormai palese situazione ha sollevato questioni cruciali riguardo alla tutela del Caseificio CISSVA e, di conseguenza, del patrimonio agroalimentare del nostro territorio.

Il Caseificio Sociale di Valle Camonica e del Sebino, nonostante anni di difficoltà economica, è stato preservato grazie anche all’intervento della Coldiretti. Questo ha permesso di assicurare la stabilità dei lavoratori, la produzione delle aziende fornitrici di latte e il mantenimento di un marchio storico che tutela un prodotto unico.

Due caseifici?

L’idea di creare un secondo caseificio in Vallecamonica è inutile e dannosa. La gestione antieconomica di due entità simili è palese, per questo è necessario mantenere un unico caseificio, la CISSVA, che dovrebbe essere finanziato e sostenuto attraverso piani di sviluppo che escludano gli enti pubblici. Questi ultimi non dovrebbero interferire in un settore e comprometterne l’integrità per promuovere un nuovo progetto finanziato con fondi pubblici, che avrebbe a che fare con attività private, tutto questo a scapito della maggioranza degli allevatori della Vallecamonica.

Anche la sola presenza di 6 allevatori in Agricoltura Etica solleva domande valide: con 40 allevatori nella CISSVA e solo 6 in Agricoltura Etica, è importante riflettere sulla disparità e sulla promessa vaga fatta ai secondi riguardo a un aumento del 30% nel pagamento del latte tra 10 anni, quando il nuovo caseificio sarà a regime; come se si potessero prevedere i prezzi con così largo anticipo. Tutto questo, purtroppo, sembra danneggiare il soggetto più vulnerabile, ovvero gli allevatori, che spesso hanno difficoltà a comprendere le dinamiche del mercato e gli interessi nascosti.

In un settore agroalimentare che gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo di una comunità di montagna, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulla qualità anziché sulla quantità. Il sostegno alla CISSVA rappresenta un investimento nella preservazione di tradizioni secolari e nel benessere degli allevatori locali. Inoltre, l’uso dei fondi pubblici dovrebbe essere mirato a rafforzare il settore privato senza distorcere le regole del mercato.

In definitiva, il caso CISSVA riflette la complessità delle dinamiche tra enti pubblici e privati nel settore agroalimentare locale. La sfida è trovare un equilibrio che consenta la crescita sostenibile e la salvaguardia delle radici culturali e produttive della Valle Camonica.

Una risposta.

  1. Gustavo Delaidelli ha detto:

    Tutta questione di entrare in consiglio di amministrazione!!!

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