
E’ stata approvata lo scorso novembre dalla Camera dei Deputati a larga maggioranza con 159 sì, 53 no e 34 astenuti la legge che introduce il divieto in Italia di produrre, commercializzare e importare cibi a base cellulare per uso alimentare o per i mangimi animali, il cosiddetto cibo sintetico.
Contrariamente agli Stati Uniti e a Singapore, dove da anni si produce e si commercializza la carne prodotta in laboratorio, nel nostro Paese non sarà consentito produrre ed immettere sul mercato alimenti e mangimi ottenuti a partire da colture cellulari e sarà vietato di utilizzare la denominazione “carne” per i prodotti trasformati contenenti proteine vegetali.
Il cibo sintetico, cos’è?
Per cibo sintetico si intende la categoria di alimenti prodotti attraverso processi chimici e biotecnologici, anziché attraverso la coltivazione o l’allevamento tradizionale. Questi alimenti sono prodotti attraverso un prelievo di cellule staminali dagli animali originariamente utilizzati per produrre la carne, le cellule vengono poste in mezzi di coltura detti bioreattori per stimolarne la riproduzione, si viene così a produrre un cibo dal gusto e dalla composizione nutrizionale del tutto identica agli omologhi naturali.
La sostenibilità della produzione di tali cibi insieme all’eticità sono fattori che hanno determinato un’opinione positiva sull’assunzione di carne coltivata, al contrario studi recenti e soprattutto i Rapporti Fao e OMS individuano ben 53 pericoli potenziali per la salute legati ai cibi prodotti in laboratorio. A questo si aggiunge il fatto che il sistema economico agricolo italiano possa subire dei contraccolpi non indifferenti dalla riduzione dei tradizionali metodi di produzione del cibo commestibile.
Quali sono i vantaggi?
Come sappiamo la produzione tradizionale di alimenti comporta un uso intensivo di risorse naturali come l’acqua ed è ai primi posti per le emissioni di gas serra. Il cibo sintetico potrebbe offrire una soluzione a questi problemi, consentendo una produzione alimentare più efficiente e riducendo l’impatto ambientale.
La produzione di cibo sintetico potrebbe anche contribuire a migliorare la sicurezza di approvvigionamento alimentare: la capacità di coltivare ingredienti chiave in laboratorio potrebbe ridurre la dipendenza da fattori climatici imprevedibili e favorire la diversità alimentare, consentendo la produzione di cibi che potrebbero non essere facilmente ottenibili in determinate regioni ed eliminando così la dipendenza dell’Europa dagli allevamenti esteri.
E gli svantaggi?
Nonostante questo la produzione di cibo sintetico deve guardare in faccia a dubbi e sfide significative. Il recente rapporto della FAO che ha presentato i risultati di uno studio condotto insieme all’OMS, un elenco di ben 53 pericoli per la salute tra i quali la contaminazione con metalli pesanti con le microplastiche e con allergeni che possono causare delle gravi reazioni allergiche. Inoltre sulla produzione di tali alimenti mancano essenzialmente test approfonditi, quindi in sostanza non si conoscono i potenziali effetti cancerogeni a lungo termine di questi prodotti.
La nuova legge oltre a tutelare la salute umana intende preservare il patrimonio agroalimentare italiano, inteso come insieme di prodotti che sono espressione socio economica e culturale dell’Italia, ritenuti di rilevanza strategica per l’interesse nazionale e per l’economia.
Un report realizzato nel 2019 da una società di consulenza statunitense mostra come nel 2040 a livello globale il mercato della carne sarà composto al 40% da carne da allevamento, al 35% da carne sintetica e al 25% da carne vegetale. Se prendiamo per buoni questi valori, è chiaro come una buona fetta di chi lavora oggi nell’allevamento e in quella filiera si troverà a cambiare lavoro, senza contare l’abbandono delle terre adibite a pascolo e la conseguente cementificazione che potrebbe derivarne.
In conclusione il cibo sintetico emerge come una frontiera affascinante nell’universo alimentare, promettendo soluzioni sostenibili e miglioramenti nella sicurezza alimentare. Tuttavia, è imperativo adottare un approccio riflessivo considerando gli impatti a lungo termine e le preoccupazioni connesse alla salute e all’economia del Paese.
In questo contesto, la legge che attualmente vieta la produzione e la commercializzazione della carne prodotta in laboratorio appare coerente, riflettendo la prudenza necessaria di fronte all’incertezza che ancora circonda produzioni di questo genere. Nonostante le sfide, la strada tracciata dal cibo sintetico promette di trasformare il nostro approccio all’alimentazione, richiedendo una ponderata riflessione e un dialogo aperto per garantire un futuro in cui la sostenibilità e la sicurezza alimentare siano al centro delle nostre scelte culinarie.