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I CONFLITTI IN ISRAELE E UCRAINA E LA NOSTRA COSTITUZIONE. COME CI DOBBIAMO COMPORTARE CON LE ALLEANZE?

Sessanta guerre.

L’art. 11 della Costituzione Italiana cita testualmente: “ L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”. La guerra quindi, secondo la nostra Costituzione è, e deve essere, solo uno strumento alternativo all’applicazione del Diritto Internazionale e all’utilizzo della via diplomatica per risolvere i conflitti.

In questo difficile momento storico, analizzando solo 2 dei 60 conflitti che si stanno combattendo nel mondo, ovvero il conflitto Russo-Ucraino  e la guerra esplosa di recente tra Israele e Palestina, è necessario chiederci se è ancora lecito fornire finanziamenti agli eserciti o se ci si sta pericolosamente avvicinando a un fenomeno che rasenta l’anti-costituzionalità.

L’Italia tra Ucraina e Russia

Il 13 dicembre 2022 durante la Conferenza di Parigi l’Italia si è impegnata con 10 milioni di euro per “rafforzare la resilienza delle infrastrutture ucraine[1] svolgendo fin dall’inizio del conflitto un ruolo attivo come parte in causa degli sforzi internazionali per affrontare la crisi in Ucraina orientale.

Queste le parole di Giorgia Meloni nel primo anniversario dall’inizio del conflitto:

 “L’Ucraina non è e non sarà sola, perché sta difendendo anche i valori di libertà e democrazia su cui nasce l’identità europea e le fondamenta stesse del diritto internazionale, senza il quale varrebbe solo la forza militare e ogni Stato del mondo rischierebbe di essere invaso dal proprio vicino. Non possiamo consentirlo ed è nostro dovere lavorare per arrivare ad una “pace giusta”. Il mondo libero è debitore nei confronti delle donne e degli uomini ucraini. 

L’Italia è dalla loro parte”.

E l’essere “dalla loro parte” è significato sia sostenere l’adozione di sanzioni economiche contro la Russia e contribuire all’assistenza umanitaria in Ucraina, ma anche finanziare armi che, per essere estremamente chiari, hanno anche allungato il conflitto e ne hanno procrastinato la fine a data incerta.

 

L’Italia tra Israele e Palestina

Il rapporto tra l’Italia, Israele e la Palestina è stato oggetto di interesse e dibattito a livello internazionale per diversi decenni a causa della complessa situazione in Medio Oriente. L’Italia ha una lunga storia di relazioni diplomatiche con entrambe le parti e ha sempre svolto un ruolo attivo nel tentativo di promuovere la pace e la stabilità nella regione.

Allo scoppio dell’ultimo conflitto, il 7 ottobre di quest’anno, l’Italia come tutti i paesi occidentali ha preso le parti di Israele in qualità di soggetto leso, dopo quasi un mese di guerra purtroppo si deve constatare che Israele ha reagito e sta reagendo in maniera più che proporzionale all’offesa ricevuta.

La condanna degli attacchi terroristici di Hamas, ma soprattutto la condanna all’antisemitismo da parte dell’Italia è coerente con la partecipazione del nostro Governo  al processo di pace di Oslo e della Conferenza di Madrid e sempre verranno promossi dialoghi tra le parti in conflitto. Tuttavia, stiamo assistendo a un’escalation di rappresaglie senza precedenti e iniziano a preoccupare sia la continua espansione degli insediamenti israeliani nei territori occupati, sia la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

Fermo restando che le alleanze strategiche e la condanna degli attacchi siano principi basilari verso i quali prendere posizione, credo sia necessario fare una riflessione basandoci proprio su quell’art. 11 della Costituzione che ripudia una guerra che noi stiamo continuando a finanziare, una guerra che trova il suo teatro in zone delimitate, ( e dove le persone deboli ne fanno le spese), ma che in realtà sta diventando un pretesto per giocare partire molto più ampie tra i due blocchi Russia-Cina e l’Occidente. Quindi è necessario tornare a rileggere l’art. 11 della Costituzione e seguire saldamente la regola che ci suggerisce, evitando di esacerbare gli animi e cercando vie alternative all’invio delle armi.

 

 

 

[1] Fonte web del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

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