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CRISI DELLA SANITA’, CREARE UN EQUILIBRIO TRA PUBBLICO E PRIVATO

“Tempi biblici”

È ormai noto che i tempi per le prestazioni sanitarie dette fondamentali in Italia sono detti “biblici” purtroppo in senso figurato.

Nonostante gli sforzi di ogni Governo sia a livello nazionale che regionale, le carenze nel sistema sanitario pubblico italiano sono ancora oggi oggetto di preoccupazione e i motivi sono sempre tanti, diversi, ma sempre gli stessi: la mancanza di risorse finanziarie adeguate, la cattiva gestione, la burocrazia e  non da ultimo la corruzione.

Basti pensare che, restando nella nostra circoscritta realtà, i tempi di attesa per una TC dell’addome vanno dai 63 ai 112 giorni[1] in regime SSN

Per sopperire a queste carenze i cittadini italiani devono ricorrere alle strutture private anche non convenzionate. Una minima parte sono anche le spese sanitare coperte da finanziamenti assicurativi, solo il 2,7% del totale della spesa sanitaria del 2021 che è stata pari a 168 miliardi di euro.

Questo quadro è in netta contraddizione con i princìpi di equità e universalità del SSN, le fasce più deboli della popolazione pertanto devono spesso rinunciare alla cure, creando quel fenomeno detto della “povertà sanitaria” che crea un gap profondo tra coloro che possono permettersi cure e diagnosi in tempi corretti e coloro che non se lo possono permettere.

Riequilibrare il sistema

Serve quindi un profondo cambio di strategia, se finora gli sforzi per una sanità pubblica efficiente non hanno portato frutti.

Occorre creare un equilibrio tra sanità pubblica e sanità privata facendo in modo che le due realtà non si sovrappongano, ma diventino complementari. Occorre colmare il divario delle prestazioni private erogate in convenzione, che per citare qualche numero sono state nel 2021 il 65% delle prestazioni ambulatoriali, il 70% di quelle riabilitative e l’84% delle RSA.

Bisogna modificare la gestione delle attuali modalità di amministrazione delle liste di attesa che si basano sul costo sostenuto dai pazienti per le prestazioni, sostituendolo con un corretto principio di priorità e urgenza.

Non da ultimo è auspicabile instaurare un dialogo costruttivo con il mondo delle assicurazioni, che  per esempio nell’ambito del “welfare aziendale” possono integrare in maniera interessante le carenze di disponibilità dei cittadini.

Infine un’attenzione speciale va dedicata al privato sociale, ovvero a quelle organizzazioni non profit o del terzo settore che forniscono servizi sanitari o socio-sanitari in collaborazione con il sistema sanitario pubblico la cui missione è il benessere della comunità e il miglioramento delle condizioni di salute della popolazione, e non la generazione di profitti.

Il privato sociale può svolgere un ruolo significativo nell’offrire servizi di qualità, promuovere l’innovazione e fornire assistenza ai gruppi svantaggiati e può contribuire a una maggiore diversità di servizi e risorse. Per realizzare questo è essenziale che ci sia una collaborazione efficace tra il settore pubblico e il terzo settore per garantire che i servizi siano accessibili a tutti i cittadini e che siano mantenuti alti standard di qualità e trasparenza.

 

[1] Dati ASST Vallecamonica ottobre 2023

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