Edolo (BS)
+39 392 870 05 03
info@lucamasneri.it

LE MONTAGNE ITALIANE, DI COSA HANNO BISOGNO?

Le montagne italiane e quelle politiche pubbliche indispensabili per un loro rilancio.

di Luca Masneri

In Italia, il territorio montano comprende 3.524 comuni totalmente montani e 652 comuni parzialmente montani, per un totale complessivo di 4.176 su 7.904 comuni italiani.
In due regioni, la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige, il 100 per cento dei comuni è classificato montano.
In termini di estensione territoriale, su un totale di 302.073 chilometri quadrati che definiscono l’estensione della nostra penisola, 147.517,38 chilometri quadrati sono occupati dai comuni montani. La superficie montana complessiva occupa il 49 per cento di quella nazionale.

Sotto il profilo demografico risulta evidente una diminuzione costante della popolazione soprattutto negli ultimi anni. A questo riguardo, dal 2011 al 2019 solo nei comuni totalmente montani la popolazione ha subìto un calo di 149.371 unità e la densità abitativa media si è assestata su 61 abitanti per chilometro quadrato, a fronte
di una media nazionale pari a 197 abitanti per chilometro quadrato. In particolare, nei comuni montani la percentuale di giovani residenti è mediamente inferiore rispetto ai comuni non montani.

La montagna non solo si sta spopolando, ma sta conoscendo l’impoverimento del proprio capitale sociale.
Tuttavia le montagne italiane, possiedono importanti risorse naturalistico-ambientali che garantiscono servizi eco-sistemici essenziali per l’intero territorio nazionale, a partire dall’acqua e dal legno. I proventi dello sfruttamento delle risorse proprie dei territori montani tuttavia solo in minima parte vengono reinvestiti sugli stessi. In particolare lo Stato incassa la maggior parte dell’IMU restituendo ai comuni (in un sistema ormai di finanza derivata) solo una minima parte della stessa.

Per quanto concerne i canoni idroelettrici, si segnala il positivo esempio lombardo della legge regionale 8 aprile 2020, n. 5 (Disciplina delle modalità e delle procedure di assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche in Lombardia e determinazione del canone in attuazione dell’articolo 12 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79), in quanto con tale norma il legislatore regionale ha puntato a trattenere nei territori la maggior parte dei canoni derivanti dallo sfruttamento della risorsa idrica ai fini idroelettrici. Le montagne italiane hanno nei propri territori le risorse necessarie a generare processi di sviluppo endogeni volti a generare ricchezza e quindi ad incrementarne l’attrattività dei territori stessi. Tuttavia, affinché si inneschino tali processi di sviluppo occorre un quadro normativo rinnovato, in grado di interpretare i bisogni che questi territori vivono quotidianamente, bisogni che da troppo tempo attendono soluzioni concrete.

Un ruolo strategico nella lotta all’abbandono dei territori montani, lo svolgono le professioni della montagna (maestri di sci, guide alpine, soccorso alpino) e l’agricoltura “eroica” di montagna. L’opportunità di vivere lavorando in montagna e per la montagna rappresenta un punto d’approdo irrinunciabile per chi si pone seriamente l’obiettivo dello sviluppo delle terre alte.

Quello della montagna non è un problema unicamente dei montanari, ma deve sempre più affermarsi come una priorità all’interno di un quadro generale, che identifichi la montagna e le relative politiche come una necessità per la nazione.
Partendo dalla convinzione che l’orografia non rappresenti una condanna per i territori montani, ma che la differenza la facciano sempre le politiche pubbliche, ho accettato di coordinare il Tavolo Tecnico Nazionale per la Montagna, al quale mi ha chiamato il ministro onorevole Mariastella Gelmini, che ha avuto l’indubbio merito storico di aver riportato nell’agenda nazionale il dibattito sulle terre alte.

Intendo ringraziare tutti i componenti del Tavolo per l’importante contributo portato alla causa montana e in particolare la professoressa Anna Giorgi e l’avvocato Francesco Cesare Palermo per il lavoro indispensabile di
sintesi e riordino di tutti i contributi, di studio e di proposta, pervenuti.
Un grande contributo, morale e ideale, di supporto al lavoro svolto, l’ho tratto dalla Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine redatta a Chivasso il 19 dicembre del 1943 e ancora oggi di grandissima attualità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.