L’IMPEGNO POLITICO
L’impegno politico inteso come dovere di coscienza
Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? (Lc 12, 54-57).
La lettura di questo brano evangelico mi ha sempre interrogato, sin dall’inizio della mia esperienza politico – amministrativa. Negli ultimi sedici anni ho servito il mio comune e mi sono battuto quotidianamente per la montagna italiana non concependo questa battaglia come frutto di una strategia politica personale, ma piuttosto, come dovere di coscienza. Trascinato da una volontà superiore che mi ha guidato verso la convinzione della necessità della politica e quindi dell’impegno all’azione che essa determina.
Ho sempre ritenuto, da montanaro, cresciuto in una comunità che mi ha trasmesso i valori propri della Dottrina Sociale della Chiesa, che fosse un preciso dovere di ogni cristiano dare seguito a quanto contenuto nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes la quale recita: è dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo[1].
Ho vissuto l’impegno politico come un dovere, un dovere di coscienza, intendendo quest’ultima come il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità[2].
Papa Francesco ci insegna che la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune[3]. La carità e l’amore devono guidare il cristiano in ogni sua azione, ma soprattutto nell’impegno politico.
Non si può affrontare oggi, alcun tema politico ed istituzionale (a prescindere dal suo grado di complessità), senza prima ricostruire un solido corredo valoriale a supporto dell’agire politico.
[1] EG, n.205.
[2] GS, n. 4.
[3] GS, n. 16.